La Parrocchia

IL PARROCO
Sinigaglia don Ezio 
Luogo di nascita: Este
Data di nascita: 21 Aprile 1947
 
I COLLABORATORI
Omizzolo don Alessandro  - Cooperatore festivo
Pege Gianni - Diacono permanente
Ouedraogo don Edmond - Collaboratore
 
 
LA STORIA
 
 
 
Da alcune foto d'epoca risalenti agli inizi del '9OO è percepibile l’amenità che un tempo esalava dal nostro antico borgo di Camino assai ben descritta anche dal suo XV Rettore Don Giuliano Tessari nel suo libretto dl "Ricordi..". ln esso si legge che Camin godeva  “…l’aria salubre e l’amenità del sito, posto fra due fiumi, […] nella pace Campestre […] lungi dai tumulti e dagli strepiti della città, com'era costume nei tempi andati ed anche al presente….”. 

Uno sguardo attento riesce a cogliere il messaggio dell’edificio per eccellenza, ovvero la Chiesa ed il suo Campanile, si denota, infatti, come nella tradizione, non solo locale, la chiesa parrocchiale fosse e sia il baricentro attorno al quale ruota la vita della comunità.
Proseguendo c’è una cinta muraria, che la congiunge ad un piccolo Oratorio, dedicato alla Beata Vergine di Loreto. Proseguendo c’è l’ingresso alla seicentesca “villa Bellini”, abitazione dell’omonimo canonico. Statue lapidee ornano le maestose cancellate in ferro battuto ed il portale degli accessi alla villa.

Tutt’attorno si sviluppa il complesso di abitazioni a carattere campestre, animato da gente semplice e laboriosa ricca di tradizioni, tramandate nel tempo da ricordi e testimonianze.

Le foto proposte altro non possono che riconfermare la tesi sostenuta da questo sensibile curato e riescono oggi più che mai, ad infondere nel meno attento, moderno osservatore, una tangibile sensazione di struggente rimpianto e dolore per il depauperamento dell’elegante e purissimo profilo del paese. 

Va ricordato anche il bellissimo “Viale dei Tigli” realizzato per congiungere il centro laico della “Crosara Otto Teste” con quello religioso della parrocchia; congiungimento che si veniva ogni anno a consolidare con il passaggio delle imponenti processioni del “Venerdì Santo”, del “Corpus Domini” e della “Madonna della Cintura” che costituivano un autentico evento per l’intera comunità non solo religiosa. 

Oggi la percezione che si ha, percorrendo via S. Salvatore e delle Granze è tutt’altra: non si ha più la lettura dei viali alberati, della massiccia cinta muraria con le bellissime statue ornamentali soppiantate negli anni ’30 da indecorose pigne cementizie; è scomparsa anche l’imponente barchessa, irriguardosamente abbattuta negli anni ’70 per far posto alle ergonomiche forme del nuovo asilo infantile sorto in linea con quelle della canonica costruita dove prima sorgeva la vetusta ma elegante sede parrocchiale. 

A conclusione di questa modesta indagine conoscitiva, possiamo comunque ritenere che la Chiesa del SS. Salvatore, l’Oratorio e la Villa Bellini, scavalcando la corrosione del tempo e degli uomini, sono rimasti insigni testimoni del nostro passato; ecco perché il restauro dell’Oratorio si rivela essere l’ultimo esemplare tentativo di salvaguardia di un elemento significativo sia per il territorio, che per la memoria storica della collettività di Camin.
 

LA CHIESA DEL SS. SALVATORE DI CAMIN

L’attuale chiesa dedicata al SS. Salvatore risale all’anno 1843, quando monsignor Toldo Bellini finanziò il nuovo edificio secondo il progetto da lui ordinato, come riportato anche nel quadro del suo ritratto, conservato in canonica, dove nella parte inferiore del disegno si legge “Toldo Bellini Dottor Bellini Arcidiacono eresse a sue spese C: lì VI Agosto 1843”.


La Chiesa precedente, più volte ampliata e ristrutturata nei secoli, viene demolita sia perché risultava essere fortemente degradata ma anche perché non rispondeva più alle esigenze dovute all’aumento dellla popolazione.


Essa viene descritta in una visita Vescovile del 1572, ma l’impianto originario viene fatto risalire al 1130, anno in cui compare nell’elenco dei beni dei canonici di Padova: “Cappella S. Salvatore de Camino”. Compare addirittura in un atto del 874, dove il vescovo di Padova dona dei beni del monastero di S. Giustina: “Wandebertus subdiaconus et custos sancti Salvatoris ecclesie de Sarmacia”. Parrebbe che già a quel tempo S. Salvatore fosse una delle chiese della Pieve di Sarmazia (Vigonovo).

Dall’esame delle varie visite pastorali effettuate dal Vescovo si comprende che la chiesa era rivolta con l’abside ad oriente, ove era situato un arco a tre fornici con al centro l’altare Maggiore e ai lati l’altare della Madonna e quello dei Santi Fabiano e Sebastiano. Era presente un quarto altare posizionato sulla parete nord della chiesa e dedicato a S. Giovanni (?). La sacrestia era a settentrione della chiesa e si accedeva ad essa a destra del presbiterio.  Il campanile risultava essere in continuità al lato settentrionale del presbiterio , e vicino ad esso c’era il fonte battesimale, mentre il cimitero, recintato, si estendeva ai fianchi e verso il sagrato della chiesa. 


Sappiamo che successivamente viene inserito un quarto altare dedicato a S. Filippo Neri, mentre il fonte battesimale viene traslato in prossimità dell’ingresso. Purtroppo nulla rimane di quella antichissima chiesa la cui disposizione planimetrica si vede ancora nel Catasto Napoleonico, prima della sua demolizione nel 1842.


La chiesa attuale fu costruita, tra il 1842 e il 1843, con la facciata rivolta a sud. La nuova chiesa ad una sola navata si articola su una pianta longitudinale absidata con cappelle laterali che fuoriescono dalla linea del muro perimetrale laterale. I lavori furono diretti dall’architetto Stefano Bavero detto Campello di Saonara, la cui memoria scolpita in marmo sorge nel mezzo dell’abside del coro. Tale nuova disposizione planimetrica è riportata nel Catasto Austriaco, con la vecchia canonica e il campanile provvisorio. 


Dalla vecchia chiesa, anche se modificati, vengono recuperati: l’altare di Sant’Antonio, l’altare dei SS. Martiri Fabiano e Sebastiano, l’altare della Madonna e l’altare Maggiore.
-    L’altare di Sant’Antonio, entrando il primo a sinistra, era stato decorato nel 1806 con la tela del pittore Urbani d’Este e rappresenta il Santo con i protettori della gioventù, San Carlo Borromeo e San Luigi Gonzaga.
-    L’altare dei santi Martiri Fabiano e Sebastiano, entrando il secondo a destra dove ora c’è il Sacro cuore, era costituito nel 1687. La tela, che ora è esposta all’ingresso a destra, riproduce al centro i martiri, al vertice in alto la Beata Vergine del Carmelo, in basso a destra forse il parroco di allora, D. Pietro Rosa, investito nell’anno 1680
-    L’altare della Madonna, entrando il secondo a sinistra;
-    Rimane vuoto il primo altare a destra dell’ingresso principale, che viene coperto provvisoriamente con un vecchio altare in legno della nobile famiglia Trifoni. Lo spazio viene riempito nel 1876 quando, a spese dalla parrocchia, viene eretto l’altare dedicato a San Giuseppe, lavoro eseguito dal tagliapietre Antonio Santinello e dal pittore Papafava di Padova. 

L’Altare Maggiore, del 1628 stando ad una iscrizione posta sul retro, era stato potenzialmente in fondo sulla parete dell’abside. Fu traslato in avanti e modificato per far posto a nuovo organo e per questo riconsacrato il 14 maggio 1940.


Le spalliere o stalli che fiancheggiano il presbiterio, nulla hanno a che fare con la chiesa, provengono dal cessato convento di San Matteo di Padova. 


I pavimenti del coro e dell’intera navata vengono eseguiti nel 1897 grazie alle donazioni della nobildonna Margherita Lihr Toffoli e dei parrocchiani, come indicato nell’iscrizione scolpita sul pavimento a metà chiesa.


Il nuovo campanile invece, come scrive Don Giuliano Tessari nel suo libro sulla Parrocchia di Camin, ebbe una costruzione alquanto travagliata. Nel 1881 per le gravi lesioni che recava, fu demolita la vecchia torre campanaria, che sopra il basamento all’altezza di tre metri da terra una iscrizione in marmo datava 1521. Tale iscrizione venne riposta nella nuova torre iniziata con la prima pietra il 22 Agosto 1883 e finalmente inaugurata il 7 Aprile 1895.   

 

La consacrazione della attuale chiesa risale al 25 novembre 1923. Dalla data dello spostamento dell'Altare Maggiore non vennero più eseguiti apprezzabili lavori di restauro arrivando così nel 2000 ad un notevole degrado di tutto l'insieme. Si è così reso necessario il radicale intervento sull’interno con un restauro iniziato il 1° giugno e inaugurato il 7 dicembre 2003. La competenza dei tecnici, l'arte e la perizia degli operatori delle diverse ditte, il contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la passione del parroco don Ezio Sinigaglia e la generosità della comunità tutta hanno reso possibile un eccezionale intervento artistico, rendendo la Chiesa del SS. Salvatore a Camin degno tempio di Dio e luogo di profonda spiritualità e di intensa preghiera.
 
IL COMPLESSO DI VILLA BELLINI
 

La prima traccia cartografica della presenza del complesso di Villa Bellini nel territorio di Camino, ci viene fornita da una mappa di quattro fogli, opera di G.A. Rizzi Zannoni, in cui viene rappresentato il territorio padovano nell’anno 1780.

Dall’immagine ingrandita si coglie la posizione della Villa Bellini, citata per nome, rispetto ai tracciati stradali e con tutte le sue relazioni con il territorio circostante. L’edificio era cinto da una mura oltre la quale a settentrione si apriva un viale che conduceva ad un grande spazio aperto che arrivava alla strada per Vigonovo e confinava con le strade Schiavoni e delle Granze, e dove è presente un elemento di forma circolare, probabilmente la ghiacciaia della villa. Sul lato sud si trovava, oltre la strada, un altro viale, in asse con l’edificio, che terminava in un altro giardino sempre di proprietà dei Bellini. Sul lato sinistro della villa sorgeva la grande corte con la barchessa.

Interessante appare anche la lettura del Catasto Napoleonico del 1810-11 dove nella mappa generale si vede l’estensione dell’intera proprietà suddivisa in una parte più consistente, comprendente anche gli edifici, destinata a parco e giardino alberato, mentre una parte retrostante, fino alla strada Vigonovese, coltivata. Abbiamo quindi, rispetto a quanto visto nella mappa precedente, una riduzione del parco a scopo agricolo.
Nella mappa, in dettaglio, si vede l’area di proprietà, censita con i mappali 15-16-17-18, e come erano organizzati gli spazi circostanti. Si accedeva al complesso edilizio, dalla Via della Chiesa, tramite un accesso laterale alla villa, che poi conduceva all’ingresso di questa dal lato ovest e alla barchessa. Gli ingressi nord e sud della villa davano sul giardino, mappale 17, che la circondava, mentre l’ingresso principale, o quantomeno quello più funzionale alla vita di tutti i giorni, era posto ad ovest verso la corte.

Esaminando la mappa del Catasto Austriaco del 1838-1845 non sembra ci siano state grandi variazioni. Però dall’esame del “Libro dei Possessori”, si deduce che i mappali che identificavano la proprietà, risultano così censiti: la villa, mappale 18, come “casa di villeggiatura”, il mappale 17 come “giardino”; il mappale 53 come “aratorio erborato vitato con frutti”; il mappale di piccole dimensioni 1436, come “giardino, graficamente spiraliforme, come una piccola montagnola di terreno o come un piccolo labirinto, in ogni caso si tratta di un pezzo del precedente giardino, già visto nella Carta del Padovano del Rizzi-Zanoni, e della vecchia ghiacciaia della villa; la barchessa, a “prato” mentre quello retrostante, il mappale 15, ad “aratorio arborato vitato”.

Questo significa che è avvenuta una sostanziale trasformazione dell’uso del suolo. L’originario grande parco retrostante la villa, che già era stato ridotto precedentemente, come si è visto nel Catasto Napoleonico, ora viene completamente eliminato e i terreni trasformati in agricoli. Questo giustificherebbe anche una nuova costruzione, di piccole dimensioni, ora presente, dietro la barchessa, che da l’idea di un fabbricato di servizio agli usi agricoli.

Siamo ora al Catasto Austro-Italiano del 1886-89 e la sostanziale variazione riguarda l’inserimento in mappa di un Oratorio posto lungo la strada, accanto  all’accesso ovest della villa. L’Oratorio era stato costruito qualche anno prima della morte del canonico Bellini, avvenuta nel 1853. In tale luogo venne sepolto il canonico stesso.

Ora la villa è stata invece incamerata dallo Stato che provvederà ad alienare nel tempo il vene. Già nella mappa catastale si vedono si intravedono alcune divisioni catastali (il mappale 51 viene frazionato), che porteranno a delle future modifiche dell’assetto fondiario. Passando al Catasto Italiano dei primi del ‘900 vediamo che quanto annunciato precedentemente è avvenuto: il complesso edilizio è stato venduto nel 1908 alla contessa Momo Pallavicini; viene venduta anche una piccola parte del mappale 160 che porterà purtroppo alla costruzione di un edificio a ridosso dell’Oratorio. Nel 1936 Don Enrico Migliorin acquista la villa, mentre nel 1946 Don Guido Sabbadin riesce ad acquisire parte delle adiacenze della villa e la barchessa. L’intero complesso diventa finalmente di proprietà della parrocchia, e la villa viene usata come asilo mentre la barchessa come Patronato.

Alcune modifiche vengono apportate all’impianto dei fabbricati: a Villa Bellini viene addossato negli anni successivi un nuovo corpo di fabbrica sul lato est verso via delle Granze a discapito del giardino storico; viene costruito un piccolo edificio, in linea con la barchessa, che prospetta sulla strada Schiavoni; scompare, purtroppo, la ghiacciaia della villa. 

Le ultime vicende che riguardano questo magnifico complesso edilizio sono agli occhi di tutti. Il passaggio successivo sarà purtroppo la demolizione della barchessa per la costruzione del nuovo asilo parrocchiale e il conseguente utilizzo della villa come Patronato. Verrà alienata una parte della proprietà tra il nuovo asilo e la villa che porterà alla costruzione di un edificio privato con un negozio di sementi. Ma è sulle soglie del 2000 che assistiamo ad un evento che assurge a vera e propria infamia: demoliti i suddetti edifici si passa all’innalzamento di un condominio che dequalifica tutto il complesso storico circostante. 

Villa Bellini inizia a sentire non solo il peso delle vicende storiche che l’ha coinvolta nei secoli, ma anche quella del tempo che ne ha degradato le strutture e i materiali di cui è composta. L’edificio, anche se mantenuto in uso come Patronato, è andato sempre più in un profondo deperimento, tanto che si è reso necessario intercludere l’uso dei piani superiori per motivi di sicurezza.

Grazie alla temeraria iniziativa del parroco Don Ezio Sinigaglia si arriva, per stralci, al restauro completo dell’edificio nel 2009. Questo intervento ha riportato  la Villa ad essere uno dei più belli edifici storici di Camin. 
 
L’ORATORIO ALLA BEATA VERGINE DI LORETO

L’oratorio fu eretto dopo qualche anno dalla costruzione della nuova chiesa del SS. Salvatore. Consacrato alla Beata Vergine di Loreto, nel 1936 divenne proprietà della parrocchia che nel 1954 la trasformò in una Cappellina dedicata ai caduti delle due Guerre.

La facciata, assai simile a quella della Chiesa SS. Salvatore, è rivolta a sud ed è scandita da due lesene complete di basamenti e capitelli in stile ionico, che sorreggono una trabeazione sormontata da un timpano. Fra le due lesene, è collocata al centro la porta d’ingresso incorniciata da due stipiti e un architrave in pietra di Vicenza. Sopra la suddetta porta, collocata nel mezzo della facciata, è stata recentemente installata una targa commemorativa in onore dei caduti. L’estremità superiore della facciata si conclude in un frontone triangolare contornato da cornici modulate; il timpano inserito nel frontone è impreziosito da un piccolo rosone in pietra di Vicenza, posto al centro dello stesso. Sull’estremità del frontone è collocata una piccola statua rappresentante un putto con le braccia aperte, un soggetto che ha probabilmente un valore simbolico. Addossato alla parete settentrionale dell’edificio c’è il campanile, sostenuto da una base di mattoni in cotto a facciavista posti su pareti inclinate. 

Internamente l’edificio è composto da un’unica navata a pianta rettangolare e da una piccola sacrestia sul retro da cui si accedeva anche da una porta laterale posta ad est, in relazione con la villa. Dalla sacrestia si accede alla base del campanile, e da qui con delle scale a pioli in legno, ormai obsolete, si saliva su più livelli fino alla cella campanaria dove è presente la struttura in legno con le due campane.
 

Le pareti della sala di preghiera sono separate dal soffitto da una cornice lineare con più fasce, da cui si sviluppa una guscia. Al centro del 
soffitto si trova, delimitato da una cornice sagomata, un dipinto raffigurante la Beata Vergine di Loreto con il Bimbo in braccio, e il trasporto 
della Santa Casa di Nazareth da parte degli angeli e con in basso l’Oratorio, la Villa e la Chiesa di Camin, firmato “Turchet, Anno Mariano 1954”.
 
La navata a pianta rettangolare viene illuminata da una porta vetrata, di recente costruzione, e da due finestre laterali originarie, collocate al centro delle pareti che sono prive di decorazioni.
Purtroppo non troviamo l’altare con la statua lignea dedicata alla “Beata Vergine di Loreto”, probabilmente rimosso tra il 1965 e il 1967. Al suo posto è stato collocato l’altare della cappella delle suore Salesiane, dedicato alla “Madonna Incoronata”, che si trovava nella Villa.
Il pavimento originario in cotto è stato ricoperto intorno agli anni ’60 da piastrelle in marmo di scarso valore. Al centro dell’Oratorio vi era posta sul pavimento la pietra sepolcrale di Monsignor Bellini, ora conservata, anche se in pessime condizioni, nella sagrestia stessa.

L’Oratorio è divenuto bel tempo luogo di riferimento per le celebrazioni di commemorazione dei caduti in guerra di Camin. Le lapidi con incisi i nomi, inizialmente collocate sulla facciata esterna della chiesa di San salvatore, sono state trasportate tra il 1952 e il 1955 all’interno dell’Oratorio e collocate vicino all’altare.

Dopo un periodo di restauro per riportare l’Oratorio nelle condizioni più simili a quelle originarie, è stato inaugurato nell’Agosto 2011.
 
 
 
IL CENTRO PARROCCHIALE
La storia di questo edificio recentemente restaurato e inaugurato dal Vescovo di Padova Claudio Cipolla il 16 Settembre 2016 è contenuta nell'opuscolo dedicato che puoi scaricare cliccando qui.
 
 
Per ulteriori informazioni sulla storia della parrocchia puoi scaricare del materiale aggiuntivo:
 
 
 
Si ringrazia l'Architetto Mario Squizzato per il materiale raccolto e messo a disposizione per questa breve descrizione. 
 
 
 

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